martedì 24 luglio 2007

Gli Stones e gli altri: Incontri nel pantheon rock pt.1

Beatles-Rolling Stones, quanta rivalità / Beatles-Rolling Stones, quanta felicità...

Parafrasando una canzone di Elio & le storie tese, che già di suo, qualche anno fa, sbeffeggiava la leggendaria e anacronistica rivalità tra le due rock band più amate della storia, abbiamo deciso d'intraprendere un viaggio a ritroso nel rapporto tra le pietre e gli altri numi tutelari del pantheon rock. Un viaggio ad occhi chiusi e senza fiato che, ovviamente, non poteva che cominciare da lì, la famigerata relazione coi Beatles.
Già nel post relativo alle droghe,
ci eravamo adoperati affinché il presunto conflitto (che esisteva più nell'iperrealtà dei tabloid che non nella vita reale) fosse quantomeno ridimensionato. Oggi facciamo di più, postando un video in cui le due versioni di I Wanna Be Your Man si susseguono (decidete voi se è meglio quella pulitina cantata da Ringo o quella grezza e selvaggia dei Rolling), e dove gli stessi Fab Four - dopo aver sottolineato la vicinanza tra le due band - raccontano la genesi del dono: con Lennon e McCartney che, inseguiti dagli esordienti Stones per una canzone, ultimano la stesura davanti ai loro occhi attoniti e gliela consegnano seduta stante.

Omaggio ai pionieri del rock&blues afroamericano
Tra le icone assolute che hanno segnato la primissima discografia degli Stones, c'erano ovviamente le grandi leggende del suono nero. Tra tutti però, due figure hanno fatto il pieno in termini di canzoni riprese e insegnamenti dell'anima: Chuck Berry e Muddy Waters.
Con il primo che, sia detto per amor di verità, nel documentario Hail! Hail! Rock 'n' Roll lascia intendere che preferisce le cover dei Beatles, ma che in questa versione live di Little Sixteen, incisa a St Louis
assieme a Keith Richards in occasione del suo 60° compleanno, sembra trovare un partner perfetto.


E poi il grande
McKinley Morganfield aka Muddy Waters, il padre del Chicago Blues, fonte d'ispirazione primaria e inarrivabile per Keith e soci che, un giorno, ebbe persino l'ardore di rendergli l'omaggio, attraverso una stellare versione di Let's Spend The Night Together (da Electric Mud, 1968). Qui li troviamo tutti assieme alle prese con una sudatissima versione del suo classico senza tempo, Hoochie Coochie Man, dal vivo, 1981, nell'adottiva Chicago.

«Voglio fare come Muddy Waters, suonare fino al giorno della morte». Keith Richards

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