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sabato 28 luglio 2007

Gli Stones e gli altri: Incontri nel pantheon rock pt.2

Nero a metà

La notte di quel 22 Aprile 1978, in una Kingston arroventata dal sole e dalla tensione politica, c'era anche un curioso Mick Jagger ad assistere tra il pubblico al leggendario One Love Peace Concert; dimostrazione sublime e altissima di come la musica e la sua taumaturgica vibrazione, a volte, riescono davvero a conciliare l'impossibile (la Giamaica era allora sull'orlo di una guerra civile). Per Mick fu amore a prima vista. Attraverso la loro nuova etichetta discografica, Mick mette sotto contratto Peter Tosh, ne pubblica tre album fondamentali (Bush Doctor, Mystic Man, Wanted Dread Or Alive) e, soprattutto, si diverte a duettare con lui in Don't Look Back, vecchio hit dei Temptations targato 1965.

Mick Jagger e Peter Tosh cantano "Don't Look Back"

La storia degli incontri più o meno celebrati tra gli Stones e le grandi star della musica nera annovera anche una fantastica live jam con Stevie Wonder, ben documentata dal film Cocksucker Blues, dove i nostri si lanciano in una vibrante performance di Uptight e Satisfaction. Immagini diverse dello stesso medley (scarti pregiati di pellicola?) ci giungono fortunatamente anche attraverso youtube, con tanto di inutile coda dove i nostri eseguono e ascoltano (senza Stevie) anche Happy. Cosa dire... è un po' la chiusura del cerchio: Satisfaction nasce come esplicito omaggio al suono Motown, e qui i ragazzi la rieseguono proprio assieme ad una delle leggende viventi dell'etichetta di Detroit. Un sogno che si avvera...

I Rolling Stones con Stevie Wonder!

Ultimo ma non ultimo, il misconosciuto incontro con il re della chitarra elettrica, sua maestà Jimi Hendrix. Durante il tour americano di fine '69 (poi sintetizzato e pubblicato nell'album Get Yer Yaya's Out), gli Stones - grazie allo stretto legame d'amicizia esistente tra Hendrix e Brian Jones - si ritrovano nel backstage a chiacchierare e suonare proprio col mitico chitarrista di Seattle, nonché con la sua fidanzata d'allora, Monica. Le immagini qui riportate sono vera manna dal cielo per gli appassionati rock, tanto più che a far da colonna sonora, c'è uno straordinario brano inciso nel 1968 (My Little One), che vede assieme Brian Jones, Jimi Hendrix, Mitch Mitchell e Dave Mason dei Traffic. Buona visione!

I Rolling Stones e Jimi Hendrix nel backstage

martedì 24 luglio 2007

Gli Stones e gli altri: Incontri nel pantheon rock pt.1

Beatles-Rolling Stones, quanta rivalità / Beatles-Rolling Stones, quanta felicità...

Parafrasando una canzone di Elio & le storie tese, che già di suo, qualche anno fa, sbeffeggiava la leggendaria e anacronistica rivalità tra le due rock band più amate della storia, abbiamo deciso d'intraprendere un viaggio a ritroso nel rapporto tra le pietre e gli altri numi tutelari del pantheon rock. Un viaggio ad occhi chiusi e senza fiato che, ovviamente, non poteva che cominciare da lì, la famigerata relazione coi Beatles.
Già nel post relativo alle droghe,
ci eravamo adoperati affinché il presunto conflitto (che esisteva più nell'iperrealtà dei tabloid che non nella vita reale) fosse quantomeno ridimensionato. Oggi facciamo di più, postando un video in cui le due versioni di I Wanna Be Your Man si susseguono (decidete voi se è meglio quella pulitina cantata da Ringo o quella grezza e selvaggia dei Rolling), e dove gli stessi Fab Four - dopo aver sottolineato la vicinanza tra le due band - raccontano la genesi del dono: con Lennon e McCartney che, inseguiti dagli esordienti Stones per una canzone, ultimano la stesura davanti ai loro occhi attoniti e gliela consegnano seduta stante.

Omaggio ai pionieri del rock&blues afroamericano
Tra le icone assolute che hanno segnato la primissima discografia degli Stones, c'erano ovviamente le grandi leggende del suono nero. Tra tutti però, due figure hanno fatto il pieno in termini di canzoni riprese e insegnamenti dell'anima: Chuck Berry e Muddy Waters.
Con il primo che, sia detto per amor di verità, nel documentario Hail! Hail! Rock 'n' Roll lascia intendere che preferisce le cover dei Beatles, ma che in questa versione live di Little Sixteen, incisa a St Louis
assieme a Keith Richards in occasione del suo 60° compleanno, sembra trovare un partner perfetto.


E poi il grande
McKinley Morganfield aka Muddy Waters, il padre del Chicago Blues, fonte d'ispirazione primaria e inarrivabile per Keith e soci che, un giorno, ebbe persino l'ardore di rendergli l'omaggio, attraverso una stellare versione di Let's Spend The Night Together (da Electric Mud, 1968). Qui li troviamo tutti assieme alle prese con una sudatissima versione del suo classico senza tempo, Hoochie Coochie Man, dal vivo, 1981, nell'adottiva Chicago.

«Voglio fare come Muddy Waters, suonare fino al giorno della morte». Keith Richards
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