venerdì 20 luglio 2007

Sesso, Droga & Rock'n'Roll pt.3

>leggi anche Sesso, Droga & Rock'n'Roll pt.2

La più grande rock'n'roll band del mondo.
Mettiamola così. Nei Rolling Stones hanno sempre convissuto cinismo e spontaneità, genuino primitivismo rock e modernissima consapevolezza di marketing.

E' come dici tu, caro "anonimo" commentatore: è il mito dello show-biz che si autoalimenta; ma bisogna pur sempre avere gli strumenti adeguati per farlo.
E qui vengo invece al primo commento: chiaro che i nostri non siano solo genio e sregolatezza, chiaro che dietro le orge e l'abuso di droghe pesanti raccontati nella pellicola semi-clandestina Cocksucker Blues di Robert Franck, ci fosse una band coi controca**i.

Ma senza quel corto circuito sospeso a metà tra arte e finzione, senza quell'inestricabile trinità capace al contempo d'esprimere forza creatrice e ludica distruzione, forse, non si sarebbero neanche dispiegati capolavori senza tempo come Aftermath, Beggars Banquet, e Exile On Main St.

Perché la qualifica di world's greatest rock'n'roll band in effetti se la sono guadagnata sul campo. Vengono alla mente le parole di Pete Townshend degli Who quando, interrogato sul rapporto con le pietre, rispose appassionato:
«Gli facemmo da spalla nella loro prima tournèe nei club inglesi. Erano incredibilmente bravi, senza dubbio il miglior gruppo che avessi mai sentito. Pompavano da morire. Jagger era sexy e le ragazze lo adoravano... Era un'esperienza vedere Brian Jones... Keith ruotava il braccio mentre suonava la chitarra, pensavo fosse il suo marchio di fabbrica. Ero un tale fan che glielo rubai.»

O quelle corrosive, ma bonarie, del decano dei critici rock, Lester Bangs; sempre pronto a radere al suolo qualsiasi cosa sfiorasse la retorica della mitologia rock, eppure, sempre disponibile a qualche significativo distinguo nei riguardi di Jagger e soci: «Tra gli artisti che ci sono in giro oggi», scrisse su CREEM alla fine del 1970, «Mick Jagger è uno dei meno offensivi. Perché il suo spettacolo... è pretenzioso solo nel migliore dei modi possibili, è un tornado frenetico coi labbroni che si dimena da lì fino a un milione di fiche fumanti e oltre in un'unica massa erogena indistinta, un disastro e uno spettacolo al tempo stesso.»

E, in piena adorazione per Iggy Pop & The Stooges, ammette candidamente che nulla sarebbe stato senza che Sir Mick avesse fatto rotolare la prima pietra.

In fondo, il segreto del loro successo è il segreto stesso del rock'n'roll: una forma musicale che è soprattutto adolescenza inquieta e perenne; primitivismo selvaggio tradotto in quattro accordi, necessità impellente (prima generazionale, poi metafisica) di infrangere le regole, ridisegnarle.


Senza troppe velleità però; perché, come scrisse lo stesso Bangs,
Il rock non può crescere: quando lo fa, si trasforma in qualcos'altro.
Il ritratto sputato dei Rolling Stones.